Popolazione

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Con circa 190 milioni di abitanti, il Brasile è il paese più popoloso dell'America Latina ed il quinto Paese più popoloso del mondo. Grazie all'eccezionale estensione del suo territorio, la densità del Brasile si rivela decisamente bassa: solo 21 ab./km². La popolazione, tuttavia, risulta distribuita in modo fortemente squilibrato.

Popoli indigeni del Brasile
I popoli indigeni del Brasile (povos indígenas brasileiros in Portoghese) comprendono un grande numero di gruppi etnici distinti che hanno abitato l'odierno Brasile ancor prima dell'arrivo degli europei, intorno al 1500. Come Cristoforo Colombo, che pensava di aver raggiunto le Indie orientali, i primi esploratori portoghesi chiamarono queste genti con il nome di indios ("indiani"), un nome che è usato ancora oggi.
Ai tempi delle prime esplorazioni europee, i popoli indigeni erano tradizionalmente tribù semi-nomadi che vivevano di caccia, pesca ed agricoltura. Molte delle circa 2000 tribù che esistevano furono sterminate con gli insediamenti degli europei, mentre molte altre furono assimilate al popolo brasiliano. La popolazione indigena fu decimata, passando da una cifra di 6 milioni di individui (nell'era pre-colombiana) a circa 100.000 nel 1950; probabilmente uno dei maggiori genocidi nella storia dell'umanità. Molte delle tribù sopravvissute cambiarono totalmente il loro stile di vita pur di sopravvivere, sostentandosi di commercio praticato con le società dei coloni. Solo alcune tribù si isolarono completamente nelle remote regioni dell'Amazzonia, mantenendo ancora oggi la loro piena identità culturale.
Negli ultimi 50 anni ci sono stati cambiamenti nelle politiche verso i popoli indigeni, con creazioni di riserve e leggi speciali, che hanno permesso a questi gruppi di raggiungere la cifra approssimativa di 300.000 persone (1997), raggruppate in circa 200 tribù. Gli indios brasiliani diedero comunque un notevole contributo allo sviluppo economico e culturale del Brasile; si pensi ai generi alimentari prodotti e commerciati da queste tribù. Nell'ultimo censimento delle autorità brasiliane (2000) circa 700.000 brasiliani si sono classificati come indigeni.

Povertà: Favelas
Il 29,3% dei brasiliani vive sotto la linea di povertà. La popolazione povera vive, soprattutto, nelle favelas delle grandi città e nelle regioni più povere del Brasile (il Nord e il Nord-est). Il Brasile è un paese di contrasti tra ricchi e poveri. Molte città nelle regioni Sud e Sud-est hanno un grande sviluppo sociale. Per esempio, la città di São Caetano, nello stato di San Paolo, ha un Indice di sviluppo umano di 0,919, superiore a quello del Portogallo (0.897). Però, la città di Manari, nello stato di Maranhão, ha  ISU di 0,467, lo stesso la Tanzania, nell'Africa. Ci sono anche differenze razziali: i brasiliani di origine europea o asiatica sono più ricchi che i brasiliani di origine africana. Un brasiliano nero guadagna la metà della retribuzione di un bianco. I neri sono 65% della popolazione povera ed i bianchi 36%.
Con il termine favela si indicano le baraccopoli brasiliane, costruite generalmente alla periferia delle maggiori città. Le abitazioni sono costruite con diversi materiali, da semplici mattoni a scarti recuperati dall'immondizia e molto spesso le coperture sono in Eternit. Problematiche comuni in questi quartieri sono il degrado, la criminalità diffusa e gravi problemi di igiene pubblica dovuti alla mancanza di idonei sistemi di fognatura e acqua potabile. Sebbene le più famose fra esse siano localizzate nei sobborghi di Rio de Janeiro, vi sono favelas in tutte le principali città del paese.
Il nome favela deriva da un fatto storico: rifugiati ed ex soldati reduci della sanguinosa guerra di Canudos (1895-1896), nello stato di Bahia, occuparono un terreno collinare libero presso Rio de Janeiro, poiché il governo che alla fine della guerra aveva smesso di pagarli non diede loro delle abitazioni in cui vivere. Questa collina chiamata in precedenza Morro da Providência, fu da loro denominata Morro da Favela come il luogo sede del principale accampamento militare nella guerra di Canudos (essi crearono in questo modo il loro accampamento nei pressi dell'allora capitale). La favela o faveleira (cnidoscolus quercifolius) è una pianta che cresce prosperosa nel semi-arido sertão brasiliano dove ebbero luogo le battaglie contro i ribelli di Antônio Conselheiro.
Nel corso degli anni la maggior parte della popolazione povera, costituita per lo più da ex schiavi liberati in seguito alla legge Aurea del 1888, si trasferì lì rimpiazzando gli originali rifugiati e divenendo il gruppo etnico maggioritario ivi residente. Tuttavia, molto prima che il primo insediamento chiamato "favela" diventasse una realtà, i neri liberati venivano allontanati dal centro della città verso i sobborghi. Le Favelas erano abitativamente vantaggiose per loro poiché gli permettevano di essere vicini al lavoro, e nello stesso tempo di tenersi lontani da luoghi nei quali non erano benvenuti.
La maggior parte degli abitanti di una favela (chiamati dispregiativamente favelados) sono poveri e vivono con meno di 100 dollari al mese. Le abitazioni sviluppate in maniera irregolare e con materiali di bassa qualità sono spesso costruite sui fianchi delle colline (in portoghese morros) su un terreno franabile in precedenza ricoperto da vegetazione. Le piogge torrenziali tipiche di queste zone causano numerosi crolli e, purtroppo anche un elevato numero di vittime. Il degrado sociale e la povertà favoriscono anche il sorgere di attività criminali. Nelle recenti decadi, le favelas sono state disturbate dai crimini legati alla droga e alla guerra tra gang. Secondo alcuni un codice sociale comune proibisce ai residenti delle favelas di essere coinvolti in attività criminali all'interno della loro stessa favela e l'ordine viene mantenuto dalle organizzazioni criminali che si sostituiscono al potere dello Stato. Le Favelas sono spesso considerate una disgrazia ed una vergogna dai brasiliani ma possono essere viste come una conseguenza della distribuzione ineguale della ricchezza nel paese e alla mancanza di politiche a sostegno della popolazione più povera.
La maggior parte delle attuali favelas carioca crebbero negli anni settanta, quando il boom dell'edilizia dei quartieri più ricchi spinse un gran numero di lavoratori ad una sorta di esodo dagli stati più poveri del Brasile verso Rio de Janeiro in cerca di fortuna. Vasti allagamenti nelle aree povere a bassa quota di Rio contribuirono inoltre a far muovere la gente verso le favelas, le quali si trovano sui versanti collinosi della città. Le favelas più conosciute sono quelle di e attorno a Rio de Janeiro. Esse illustrano drammaticamente il gap esistente tra la povertà ed il benessere, posizionate proprio accanto agli edifici lussuosi e agli appartamenti della società d'elite di Rio. Alcune colline di Rio sono densamente popolate da favelas. Nel 2004, si stimò che il 19% della popolazione di Rio vivesse nelle favelas. Rocinha, Pavãozinho, e Parada de Lucas. Maré e Turano sono alcune tra le più famose favelas di Rio.
La Cidade de Deus (Città di Dio), resa famosa dal film omonimo del (2002) è spesso erroneamente definita favela. Tuttavia, questo sito abitativo creato dal governo per rimpiazzare una pre-esistente occupazione abusiva, era un quartiere modello che in seguito degradò con l'arrivo di un sempre maggior numero di nuovi abitanti provenienti dalle regioni più povere del paese, divenendo sempre più caotico e malfamato. Due condomini a Leblon, quartiere ricco di Rio de Janeiro (molto vicino a Rocinha) sono spesso sarcasticamente chiamati favelas dai residenti. Tuttavia, questi sono dei veri condomini urbanizzati e con le relative utenze, posseduti e gestiti da associazioni di occupanti. Uno, che si trova di fronte alla Pontificia Università Cattolica PUC-Rio (una rinomata e costosa università privata) fu costruito dal governo. L'altro, a sud dello stadio di calcio, fu donato agli abitanti delle favelas da un benestante benefattore. Molto spesso quindi il temine favela definisce quartieri o zone povere degradate indipendentemente dall'origine urbanistica delle stesse.

Comunità italiana
Il 15% della popolazione brasiliana è di origine italiana, circa 25 milioni di persone. È la più numerosa popolazione di oriundi italiani nel mondo. I primi immigrati italiani arrivarono in Brasile nel 1875. Erano contadini veneti attirati dal lavoro come piccoli coltivatori nel sud del paese. Il picco massimo dell'immigrazione italiana in Brasile si ebbe tra il 1880 e il 1920. La maggior parte degli italiani trovarono lavoro nelle piantagioni di caffè brasiliane negli stati di San Paolo, Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná, Minas Gerais e Espírito Santo.
Più di un milione e mezzo d'italiani emigrarono in Brasile fra il 1880 e il 1950. Più della metà proveniva dal nord-Italia, con 30% dal Veneto. Il resto era originario di Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e del sud-Italia e dell'Italia centrale (Campania, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Toscana).

Religione
Il Brasile è il paese, con il maggior numero di credenti cattolici al mondo. Ma anche se il cattolicesimo continua ad esser la religione ufficiale, la sua popolarità è in forte calo. Questo è dovuto al diffondersi del sincretismo e delle numerose sette e religioni diffuse sul territorio, capaci di soddisfare i bisogni dei loro seguaci con grande flessibilità. Tra queste, possiamo ricordare i riti Candomblè, diffusi nella zona di Bahia, o l'Umbanda, una forma di sincretismo con il Cattolicesimo.

Il Candomblé
Religione portata a Bahia dagli schiavi africani che rende adorazione agli "orixás" considerati spiriti della natura che vengono dal fuoco, dalla terra, dall'acqua e dall'aria, e possono essere re e regine dell'Africa o ancora altri personaggi speciali che esercitano il potere di protezione. Inizialmente i suoi riti erano praticati nelle "senzalas", abitazioni degli schiavi, o nelle terre intorno alle "fazendas" dove lavoravano. Oggi sono venerati nelle cerimonie segrete e nelle feste durante l'anno, sempre condotti dai "filhos-de-santo" che con i loro costumi caratteristici entrano in trans ed incorporano gli spiriti degli "orixas". Esistono ramificazioni del Candomblé in varie località del Brasile ed è curioso che sia praticato da una grande percentuale di brasiliani cattolici. Esiste però una corrispondenza di ogni "orixás" del Candomblé con i santi della religione cattolica.